La Storia del Canone RAI - La tassa più odiata dagli italiani

CANONE RAI la tassa più odiata dagli italiani

Quando un tributo fa comodo non si bada a chi e quando è stato istituito !!!

Istituzione del Canone Rai

Il canone Rai fu istituito nel 1938 dal Governo di Benito Mussolini con il Regio decreto numero 246 del 2 febbraio 1938. Inizialmente la tassa fu voluta per finanziare la propaganda del regime fascista e in un’epoca in cui il televisore era stato inventato da poco ed era esclusiva di pochi cittadini abbienti, il canone era richiesto soprattutto per il possesso della radio

 

Gli apparecchi del  Regime

 

 

 

 

 

 

-       Solo dagli anni ’50 in poi, con la diffusione massiccia della televisione, per il possesso del televisore.   Il servizio pubblico televisivo nel 1938 esisteva da soli 4 anni, il canone, quindi, nacque per chi aveva la radio, oltre alla quale non c’era molto altro.

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    1941 il primo apparecchio radio Allocchio-Bacchini

 

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La prima tassa voluta per il canone Rai era di 8 lire ma basti pensare che le mille lire di allora equivalevano a 860 euro di oggi. Ovviamente chi aveva la radio poteva permettersi di pagare la tassa sovvenzionando il servizio pubblico, allora privo delle pubblicità odierne.   La disposizione contenuta nel decreto del 1938 recita quanto segue: “Chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento, giusta le norme di cui al presente decreto”.   Questa legge, mai abolita, richiede ancora oggi il pagamento del canone per chiunque sia in possesso o detenga apparecchi atti o adattabili alla ricezione di radiotrasmissioni.

Evoluzione del canone Rai

Come abbiamo detto il canone Rai inizialmente costava 8 lire l’anno. Nel 1954 il costo annuale dell’abbonamento Tv era salito a 15mila lire.   Nel 1977 iniziò la differenziazione di costi per la Tv bianco e nero e quella a colori: per la prima era richiesto un canone di circa 25mila lire mentre per la secondo l’importo era di circa 49 euro.   Andando avanti negli anni la differenziazione tra i due tipi di abbonamento è andata via via assottigliandosi poichè sempre meno italiani avevano un televisore bianco e nero con la massiccia diffusione di quello a colori, ma solo nel 1992 l’imposta si è unificata (basti pensare però che l’anno precedente, 1991, la differenza tra i due canoni era di sole 4mila lire: 138mila lire per la tv bianco e nero, 142mila lire per quella a colori). Canone Rai 2016: Chiesa e Lega contro Sanremo e la tv spazzatura Cambiare fornitore di energia per non subire l’aumento del canone Rai in bolletta? Canone Rai 2016: tutti i casi di esenzione Canone Rai 2016: come evaderlo con eleganza, i consigli da La7 Canone RAI 2016: su quali apparecchi si deve pagare? Ecco l’elenco

 

PRINCIPI di natura giuridica

 

La natura giuridica del canone si basa su quanto disposto dal regio decreto-legge 21 febbraio 1938, n. 246, convertito dalla legge 4 giugno 1938, n. 880 relativo alla Disciplina degli abbonamenti alle radioaudizioni (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 78 del 5 aprile 1938). Questo provvedimento non è stato abrogato dal cosiddetto decreto Taglia-Leggi (con cui nel marzo 2010 il Ministro della Semplificazione Normativa Roberto Calderoli ha provveduto ad abrogare circa 375.000 vecchie leggi  poiché è stato incluso fra le norme non suscettibili di abrogazione nella detta forma.

Vale dunque in Italia la seguente disposizione:

«Chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento, giusta le norme di cui al presente decreto. »

(R.D.L. 21 febbraio 1938, n. 246 art. 1, in materia di "Disciplina degli abbonamenti alle radioaudizioni.")

Osservazioni : La configurazione del canone riflette la circostanza che un segnale prodotto e rilasciato nell'atmosfera possa essere ricevibile e sfruttabile senza limitazioni da chiunque sia dotato di un'idonea apparecchiatura tecnica. Questo richiese, al momento di redigere la legge, di focalizzare l'obbligo contributivo su quest'ultimo aspetto, poiché i segnali criptati non esistevano.

La sua qualificazione giuridica è stata sancita dalla Corte costituzionale:

«Benché all’origine apparisse configurato come corrispettivo dovuto dagli utenti del servizio ha da tempo assunto, nella legislazione, natura di prestazione tributaria, fondata sulla legge  E se in un primo tempo sembrava prevalere la configurazione del canone come tassa, collegata alla fruizione del servizio, in seguito lo si è inteso come imposta»

(Sentenza del 26 giugno 2002 n. 284, Corte costituzionale)

La Corte di cassazione ha esplicitato la natura del canone di abbonamento radiotelevisivo:

«Non trova la sua ragione nell'esistenza di uno specifico rapporto contrattuale che leghi il contribuente, da un lato, e l'Ente Rai, che gestisce il servizio pubblico radiotelevisivo, dall'altro, ma costituisce una prestazione tributaria, fondata sulla legge, non commisurata alla possibilità effettiva di usufruire del servizio de quo»

(Sentenza del 20 novembre 2007 n. 24010, Corte di Cassazione)

Pertanto l'imponibilità dipende esclusivamente dalla detenzione di un apparecchio, indipendentemente dall'effettiva ricezione dei programmi della Rai o dalla mancanza di interesse a riceverne. La legittimità dell'obbligo è stata confermata anche da altre sentenze della Corte costituzionale e della Corte di Cassazione.

 

Canone ordinario

Il tributo è nominale e il soggetto obbligato è il detentore, cioè è intestato al detentore dello o degli apparecchi televisivi. Il canone è unico e copre tutti gli apparecchi televisivi detenuti dal titolare nella propria residenza o in abitazioni secondarie, o da altri membri del nucleo familiare anagrafico (cioè quello risultante dallo stato di famiglia). Non ha importanza la proprietà dell'apparecchio, se questo sia in comodato oppure si trovi in una casa in affitto. Non è discriminante nemmeno la cittadinanza: al tributo sono soggetti anche gli stranieri, turisti compresi, i quali potrebbero essere tenuti anche alle operazioni doganali relative all'importazione, ancorché temporanea, degli apparecchi. Con la legge di stabilità 2016 il canone ordinario è addebitato sulle bollette dell'energia elettrica dell'abitazione principale del nucleo familiare.

 

Canone speciale

Il tributo è dovuto per la detenzione di apparecchi televisivi e radiofonici in esercizi commerciali o comunque al di fuori dell'ambito familiare.

L'importo del canone varia in base al tipo di impresa, ente o associazione che detiene gli apparecchi televisivi e radiofonici e al numero di questi ultimi.

Secondo l'art. 17 del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, le imprese e le società devono indicare nella dichiarazione dei redditi il numero di abbonamento speciale alla radio o alla televisione per la detenzione di apparecchi "atti o adattabili" alla ricezione delle trasmissioni.

Come per il canone ordinario, dal 2016 non è più ammessa la cessazione per suggellamento.

 

Destinazione delle entrate

Le entrate imputabili a questa imposta (escluse le quote IVA e di TCG) sono in parte devolute dal governo italiano alla Rai - Radiotelevisione Italiana S.p.A., una società per azioni a partecipazione pubblica a cui è stata concessa la produzione e la trasmissione dei programmi del servizio pubblico radiotelevisivo.

La concessionaria deve rispettare un contratto di servizio con lo Stato italiano, pena una eventuale revoca della concessione. La radiotelevisione pubblica svolge una funzione di servizio universale di pubblica utilità, ed è interessata da una particolare disciplina rispetto alle emittenti commerciali. Il contratto di servizio comporta delle fasce orarie protette da video a carattere osceno o violento, obblighi di informazione e di trasmissione di un certo numero di ore di sport, documentari, formazione a distanza, la messa in onda di specifici canali tematici, il finanziamento di prodotti audiovisivi e cinematografia nazionale, la trasmissione di eventi culturali che hanno minore audience e introiti pubblicitari.

L'Agenzia delle Entrate ha in essere con la Rai una convenzione che autorizza l'emittente all'esazione presso i contribuenti come previsto dalla Legge 7 gennaio 1929, n.4, tramite l'ufficio "Sportello Abbonamenti Tv".

La Rai è inoltre gestore, per delega dell'Agenzia, del trattamento dei dati sensibili ai sensi della normativa sulla privacy.

 

Tutte le notizie qui riportate sono state attinte liberamente sul web ed in particolare su wikipedia

 

 

 

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