CEDOLARE SECCA sulle Locazioni Turistiche -  Poche entrate per l’erario.

Poche entrate per l’erario – Risultato della grande confusione operativa e la mancanza di regolamenti attuativi e di  un coordinamento nazionale sulle procedure amministrative sul territorio.  

Da notizie apparse sul web , solo 2mila e 700 contribuenti, con un totale di  entrate pari a 44 milioni contro i 139 stimati, è il risultato dell’applicazione della cedolare secca relativo alle piattaforme web (come Airbnb ecc. ) che agiscono da intermediari per affitti brevi o locazioni turistiche, dopo il primo hanno di sperimentazione. Si ricorda che il tutto è partito dal famoso DL. 50/2017 (aprile 2017)  convertito con la legge 96/2017 del 21 giugno 2017.

Al di là dei numeri , che sono ovviamente deludenti , ci si deve domandare il perché di questo insuccesso clamoroso ed analizzarne le cause.

La risposta è molto semplice. L’ormai famoso decreto convertito in una legge dello Stato è risultato  lacunoso  e soprattutto giudicato fino dal primo momento punitivo nei confronti di questo tipo di locazioni per una serie di errori commessi che è necessario rilevare , e noi di ANBBA,  ci permettiamo con la nostra esperienza in questo campo,  di evidenziare nell’ordine , errori ed omissioni.

Primo errore -  L’aliquota del 21%. La legge dice che deve essere commisurata sul LORDO,  vale a dire su quello che paga l’ospite , nel caso di AirBnB che riscuote l’ammontare totale e poi lo riversa all’Host  al netto della sua provvigione. Il povero Host  deve pagare il 21% anche su quanto non percepito e cioè sulla provvigione che  trattiene AirBnB.

Secondo errore – La legge (mi riferisco sempre a quella del 2017) dice che unitamente all’appartamento è lecito fornire anche la biancheria ovviamente da letto, bagno ecc. compreso il servizio di pulizia per ogni cambio ospite, utenze attive di luce e gas , riscaldato in  inverno e magari rinfrescato in estate, ovviamente arredato con ciò che serve in cucina e per consumare i pasti,  rapportato al numero di persone che possono essere ospitate all’interno dell’alloggio. E’ ovvio che questi costi sono calcolati nel canone che l’host percepisce, ma è altrettanto ovvio che tutto quanto elencato è per l’Host una spesa sulla quale deve pagare il 21% di cedolare secca. L'Erario non ci ha pensato.   Dal suo punto di vista, è sufficiente percepire (sulla carta) e null'altro. Ma il caso era già successo ed ampiamente risolto con l’istituzione della cedolare secca attivata con il  D.lgs. del 2011 per i contratti abitativi di 4+4 ecc. con cui si locano appartamenti liberi da arredi,  ma anche con arredi,  ma privi di utenze che attivano gli inquilini e,  tutte le spese  che esulano dal puro canone da assoggettare a cedolare secca sono considerati rimborsi. Ma la lacuna principale è che la legge per quanto riguarda la parte degli “affitti brevi”    è priva di un regolamento attuativo per chiarire questi aspetti applicativi.  Quanto riferito non può che considerarsi una concausa dell'insuccesso.

Terzo errore – Costringere AirBnB a diventare sostituto di imposta  come percettore di somme per conto di terzi e soggette a Cedolare secca, che  il “portale” avrebbe dovuto versare all’Erario in diverse trance. Non per difendere AirBnB , ma  pensare di costringerli  a questo  adempimento è come  si dice  "andare a vendere il ghiaccio agli Eschimesi".

Far diventare AirBnB sostituito di imposta è sicuramente una strada per loro,  non percorribile in quanto sul portale sono registrati per promo-commercializzarsi  anche Affittacamere  professionali , Case e Appartamenti per vacanze professionali e non e altre tipologie di ricettività extra-alberghiera non soggette a cedolare secca, che hanno un diverso trattamento fiscale e quindi il colosso mondiale di promozione e prenotazione della ricettività avrebbe  dovuto approntare specifici programmi di gestione  che avrebbero sicuramente mandato in tilt il suo ormai consolidato sistema operativo. Da qui è nata un contezioso che ha avuto grande rilevanza sui media con notizie di ricorsi al TAR,  controricorsi alla Corte dei Conti , ritorno al TAR,  e non è ancora finita. Tutta questa strombazzatura ha generato confusione nella confusione, con notizie sempre più contradditorie e c’è  chi ha cavalcato l’onda per sputare veleno sulle attività ricettive. Chi vuol leggere … legga !!!

Quarto errore – Le locazioni turistiche gestite da Società. Nella legge  di riferimento ad un certo punto si legge che entro 90 giorni doveva essere emanato un decreto per regolamentare questo tipo di locazione, da parte delle Società, ma si legge in un comma dell’Articolo 4,  il 3 bis ,  questa frase  “… possono essere definiti, ai fini del presente articolo, i criteri in base ai quali l'attivita' di locazione di cui al comma 1 del presente articolo si presume svolta in forma imprenditoriale .”  Non risulta che questa definizione sia stata fatta e 90 giorni sono passati già da tanto… Ora è notorio che tantissime attività di locazione sono gestiste da società Immobiliari ecc. e quindi è chiaro che queste non sono soggette a cedolare secca.

Quinto errore. Questo forse è il più importante in quanto  è la chiave di volta per far uscire dal sommerso e quindi dall’abusivismo e dalla conseguente evasione fiscale questo tipo di ospitalità, vale a dire mancanza degli strumenti ammnistrativi da applicare sul territorio. Tutte le belle  cosine (si fa per dire ) che la legge dice per le locazioni brevi o turistiche, mi riferisco ai vari adempimenti  a carico degli “host” , che sono ben chiariti ed elecati nella super citata legge 96  e che , per buona memoria, sono  :

  1. Denuncia degli ospiti al portale Alloggiati web della Polizia di Stato ;

  2. Denuncia dei flussi turistici ai fini ISTAT secondo le modalità inserite nei vari portali regionali ;

  3. Pagamento della tassa di soggiorno nei Comuni dove è stata istituita ;

C'è bisogno di uno strumento comunicativo da inviare ai comuni per avere un numero di protocollo necessario per registrarsi ai vari portali. Ma le procedure  che si devono evadere sono in netto contrasto con quanto le Regioni hanno fatto ancor prima che lo stato con DL 50 ne regolasse la questione fiscale e ne illustrasse i limiti. Quindi cosa è successo ? Confusione totale e mancanza di coordinamento, il che ha generato in molti Comuni l' impossibilità di potere disporre di un protocollo ecc. –

Si riporta il caso più emblematico della Regione Toscana che emana una legge il 28 gennaio del 2016,  in cui nell’articolo 70 cerca di mettere freno al dilagare delle locazioni turistiche , il governo la blocca, passano mesi e mesi di “vacatio legis” , arriva il DL 50, non cambia niente, si va ancora avanti nel caos , poi si danno dei termini per registrarsi , poi non si fa a tempo a preparare le modalità di registrazione,  si prorogano , poi finalmente arriva il termine , 30 marzo 2019 e tutto deve essere regolare dal 1 marzo.  Per fare questo hanno fatto un portale apposito ma le procedure non sono uguali per tutte le Province, perché alcune usano un portale diverso dalle altre.

Vi pare condivisibile tutto questo ? –

Ma i rimedi  al sommerso e all’evasione fiscale sarebbero semplici da combattere e la Lombardia si inventa il CIR, con questo ragionamento : “siccome tutti si promo-commercializzano sui portali , allora se si istituisce un codice obbligatorio  di identificazione regionale, che coloro che locano devono avere, significa che queste strutture agiscono alla luce del sole e quindi sono regolari, se non lo hanno pubblicato sui portali allora significa che sono abusivi , sanzionabili con diffida” – Ma la norma non piace sia dal punto di vista sanzionatorio e soprattutto dal punto di vista civilista, in quanto trattasi di locazioni che  non dovrebbero essere sottoposte alla necessità di avere un Codice per essere locate ecc. Ma la Lombardia ha una legge  sbagliata , ma furba , è partita per prima con questa forma di liberalizzazione che si allinea alla famosa Direttiva europea nota con il nome di  “Bolkestein”   ed ha  accomunato Case Vacanze non imprenditoriali alle Locazioni Turistiche e quindi si è "salvata in corner" , si fa per dire. Ma sulla SCIA di questo famoso codice sono partire altre regioni, ultima la Puglia che ha istituito il CIS , meritandosi la sonora bocciatura da parte del Governo. Il CODICE si fa NOI , “ dice il  Ministro Centinaio”  – Lo dice a Rimini a settembre del 2018,  lo ha ribadito alla BIT di Milano a Febbraio, ma ancora niente , lo farà prima dell’Estate, ed intanto c’è chi mette in tasca i soldi e lo stato con la C. SECCA … Rimane al SECCO !!!

In questo sistema fiscale arraffazzonato, dove il Gestore di attività extra-alberghiere non ha voce in capitolo, ma impera la politica, Vi sembra tanto strano che l'elusione fiscale trionfi?

 

Cesare Gherardi

 

Data: 04/04/2019