La Commissione Europea interviene per la tutela dei Consumatori sui prezzi praticati da AirBnB

UE interviene su Airbnb

 

La Commissione Europea ha comunicato a Airbnb che avrà tempo fino alla fine di agosto per “allineare i termini e le condizioni alle norme dell’UE” del suo servizio, sia in termini di tutela dei consumatori sia di trasparenza sui prezzi mostrati. Nello specifico, la piattaforma dovrà rendere più distinguibili le offerte dei privati da quelle di chi offre ospitalità in modo professionale.

 

Commissione europea - Comunicato stampa

Norme UE di tutela dei consumatori: la Commissione europea e le autorità dell'UE di tutela dei consumatori spingono Airbnb a rispettarle

Bruxelles, 16 luglio 2018

La Commissione europea e le autorità dell'UE di tutela dei consumatori chiedono a Airbnb di allineare i termini e condizioni alle norme dell'UE in materia di tutela dei consumatori e di essere trasparente in merito alla presentazione dei prezzi.

Věra Jourová, Commissaria per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere, ha dichiarato: «Sono sempre più numerosi i consumatori che prenotano online i loro alloggi per le vacanze e tale settore ha offerto molte nuove opportunità ai turisti. La popolarità tuttavia non può essere una scusa per non conformarsi alle norme UE di tutela dei consumatori. I consumatori devono capire facilmente quanto e per che cosa devono pagare quando acquistano servizi e nei loro confronti vanno applicate regole eque, ad esempio sull'annullamento dell'alloggio da parte del proprietario. Mi aspetto che Airbnb possa presentare rapidamente soluzioni adeguate.»

L'attuale presentazione dei prezzi di Airbnb e una serie di disposizioni che applica non sono conformi alla direttiva sulle pratiche commerciali sleali, alla direttiva sulle clausole contrattuali abusive, e al regolamento sulla competenza giurisdizionale in materia civile e commerciale. L'autorità europea dei consumatori e la Commissione hanno quindi chiesto ad Airbnb una serie di modifiche. La società ha tempo sino alla fine di agosto per presentare le relative proposte. Le soluzioni che Airbnb proporrà per rimediare a questa situazione saranno esaminate dalla Commissione e dalle autorità per la tutela dei consumatori dell'UE. Se non saranno ritenute soddisfacenti, nei confronti di Airbnb potrebbe essere avviata un'azione coercitiva.

Trasparenza dei prezzi e altre pratiche commerciali sleali

La presentazioni dei prezzi di Airbnb, come pure la distinzione tra attività di accoglienza privata e professionale non soddisfa i requisiti del diritto dell'Unione, in particolare la direttiva sulle pratiche commerciali sleali

Airbnb deve:

·         modificare il modo in cui presenta le informazioni sui prezzi a seguito di una ricerca iniziale sul proprio sito web, al fine di garantire che, quando è offerto un immobile al consumatore sia fornito il prezzo totale, comprese tutte le tasse e le tariffe obbligatorie applicabili, come servizio e pulizia, o, quando non è possibile calcolare il prezzo finale in anticipo, sia comunicato in modo chiaro al consumatore che potrebbero applicarsi altri oneri addizionali;

·         indicare chiaramente se l'offerta è fatta da un privato o un professionista, poiché cambiano le norme relative alla protezione dei consumatori.

Chiarezza delle clausole o eliminazione delle clausole illegali

Le condizioni di utilizzo di Airbnb devono essere rese conformi al diritto europeo di tutela dei consumatori. La direttiva sulle clausole contrattuali abusive stabilisce che clausole e condizioni generali non devono creare un significativo squilibrio tra i diritti e gli obblighi delle parti, a scapito del consumatore. La direttiva dispone inoltre che le clausole siano redatte in modo chiaro e comprensibile affinché il consumatore sia informato dei suoi diritti in modo altrettanto chiaro e comprensibile.

Per quanto riguarda Airbnb, ciò significa, ad esempio:

·         che la società non deve indurre i consumatori ad adire un giudice di un paese diverso da quello del loro Stato membro di residenza;

·         Airbnb non può decidere unilateralmente e senza motivazione quali clausole restano in vigore in caso di risoluzione del contratto;

·         Airbnb non può privare i consumatori dei loro diritti fondamentali a citare un giudizio un soggetto che dà ospitalità in caso di danno personale o altri danni;

·         Airbnb non può modificare unilateralmente le clausole e le condizioni, senza informare chiaramente i consumatori in anticipo e senza dar loro la possibilità di rescindere il contratto;

·         le clausole di utilizzo non possono conferire a Airbnb un potere illimitato e discrezionale di rimozione dei contenuti;

·         La denuncia o la sospensione di un contratto da parte di Airbnb deve essere spiegata ai consumatori, disciplinata da regole chiare e non deve privare il consumatore del diritto ad un congruo indennizzo o del diritto di presentare ricorso;

·         La politica di Airbnb in materia di materia di restituzioni e rimborsi, e la raccolta delle richieste di risarcimento devono essere chiaramente definite e non devono privare i consumatori dei loro diritti di avvalersi dei mezzi di ricorso disponibili.

Infine Airbnb deve fornire sul proprio sito web un link facilmente accessibile per la risoluzione online delle controversie e tutte le informazioni necessarie relative alla risoluzione delle controversie a norma del regolamento ODR.

Prossime tappe

Airbnb ha tempo sino alla fine di agosto per proporre soluzioni dettagliate su come conformarsi alla legislazione UE in materia di consumatori. La Commissione e le autorità di tutela dei consumatori si riuniscono, se necessario, con Airbnb in settembre per risolvere le questioni rimaste in sospeso. Se le proposte della società non saranno considerate soddisfacenti, le autorità per la tutela dei consumatori potrebbero adottare misure coercitive.

Informazioni generali

Il regolamento UE sulla cooperazione per la tutela dei consumatori mette in collegamento le autorità nazionali per la tutela dei consumatori nell'ambito di una rete di esecuzione paneuropea, Sulla base di tale quadro normativo, l'autorità nazionale di uno Stato membro dell'UE può chiedere l'assistenza dei suoi omologhi in un altro Stato membro per fermare le violazioni transfrontaliere della normativa UE a tutela dei consumatori.

Questa cooperazione può essere attivata per far applicare coattivamente vari strumenti legislativi di tutela del consumatore, in particolare la direttiva sulle pratiche commerciali sleali, la direttiva sui diritti dei consumatori o la direttiva sulle clausole contrattuali abusive.

La rete di cooperazione per la tutela dei consumatori (CPC) ha effettuato nel giugno 2018 una valutazione congiunta (posizione comune) delle pratiche commerciali di Airbnb, sotto il coordinamento dell'Autorità di tutela dei consumatori norvegesi (Forbrukertilsynet). Questa azione ha avuto il sostegno della Commissione europea.

 

Data: 23/07/2018