Esame della manovra fiscale entra nel vivo. Da martedì la Commissione Bilancio del Senato deciderà sui circa 730 emendamenti (su 4mila) presentati dai gruppi. Mentre la norma anti-Flixbus è giudicata inammissibile, senza possibilità di essere riammessa, sarà recuperato l’emendamento presentato dal Pd che propone in via sperimentale per tre anni una cedolare secca al 10% sugli affitti brevi, compresi quelli tramite Airbnb, rispetto all’attuale 21% stabilito dalla manovrina di aprile.

Un’ipotesi, questa, fortemente contestata da Federalberghi: “La proposta di ridurre la tassazione sulle locazioni brevi genera gravi danni, sia per le imprese che rispettano le regole e pagano le imposte, sia per i cittadini alla ricerca di una casa in affitto. Chiediamo a chi l’ha presentata di ritirarla e ci appelliamo a tutti i componenti il Parlamento affinché, nel caso in cui venga messa al voto, la respingano senza esitazione”, scrive in una nota la federazione degli albergatori.

E aggiunge: “L’aliquota del 10% nacque con una finalità sociale, per favorire la stipula di contratti di affitto a canone concordato e ridurre le tensioni sul mercato dell’edilizia residenziale. Estendere l’incentivo alle locazioni turistiche comporterà l’effetto opposto e promuoverà l’espulsione delle famiglie dai centri storici. Inoltre, non si comprende quale sia la logica che porti a premiare soggetti che operano al di fuori di ogni regola, spesso gestendo centinaia di alloggi”.

Il carico fiscale-contributivo che grava su un’impresa italiana di medie dimensioni, ricorda Federalberghi citando la Corte dei Conti, è pari al 64,8%, venticinque punti percentuali in più della media Ue. “In un paese normale – commenta Federalberghi – la discussione sulla legge di bilancio metterebbe al centro la riduzione delle imposte che gravano su chi lavora nel rispetto delle regole, senza lasciare nessuno spazio a proposte offensive e surreali che strizzano l’occhio agli abusivi e evasori”.

La federazione guidata da Bernabò Bocca ne approfitta per snocciolare dati su quella che chiama shadow economy, al posto di di sharing economy.
Il monitoraggio sul mercato degli affitti brevi, che Federalberghi realizza con il supporto tecnico di Incipit consulting e Inside Airbnb, ha censito nel mese di agosto 261.443 annunci pubblicati proprio su Airbnb.

“Non è vero che si tratta di attività occasionali – scrive – La maggior parte (il 70,3%) degli annunci si riferisce ad alloggi disponibili per oltre sei mesi l’anno. Non è vero che si tratta di forme integrative del reddito, sono attività economiche a tutti gli effetti: più della metà (58,3%) degli annunci sono pubblicati da inserzionisti (host) che gestiscono più alloggi, con casi limite di soggetti che gestiscono più di 500 alloggi. Non è vero che si condivide l’esperienza con il titolare: la maggior parte degli annunci (72,2%) si riferisce all’affitto di interi appartamenti, in cui non abita nessuno”.

Dopo l’esame delle Commissioni, la legge di bilancio andrà in Aula il 27 novembre.